Non e' importante quanto facciamo del bene, quanto ci diamo da fare per fare, rifare, progettare, parlare, non e' importante concentrarsi sull'agire da noi stessi ma e' essenziale prima ascoltare, ascoltarTi e chiederTi dove dobbiamo andare con Te.
-
Cerca nel blog
Volare in terra e camminare in cielo
lunedì 19 luglio 2010
La terra fertile
Trasformare strada roccia e spine in terra fertile su cui solo Tu potrai seminare se vorrai.
-
-
giovedì 1 luglio 2010
Gesu' ama cio' che tu ami
«Piangendo Francesco disse un giorno a Gesu': "Amo il sole, amo le stelle, amo tutti i miei fratelli; amo il cuore degli uomini, amo tutte le cose belle... O Signore, mi devi perdonare, perche' Te solo vorrei amare".
Sorridendo il Signore gli rispose: "Io amo il sole, amo le stelle, amo tutti gli uomini, amo il cuore degli uomini, amo tutte le cose belle... Francesco, Io amo cio' che tu ami"»
(San Francesco d'Assisi)
-
Sorridendo il Signore gli rispose: "Io amo il sole, amo le stelle, amo tutti gli uomini, amo il cuore degli uomini, amo tutte le cose belle... Francesco, Io amo cio' che tu ami"»
(San Francesco d'Assisi)
-
Come la strada, la roccia, le spine e la buona terra
Vorrei evitare di scrivere parabole perche' so' che sventolare il crocifisso non e' gradito al Signore ma in questa parabola ho sentito Gesu' vivo dentro di me come se mi dicesse che questa parola e' per me.
Ritrovo in essa molto di quello che succede a me e temo a chi riceve la parola di Gesu', parola che troppo spesso cade su strada, roccia e spine ma allo stesso tempo, lo Spirito Santo che pervade queste parole che ho letto, mi consola e mi fa capire che cio' che mi accade, che ci accade lui lo sa'...da sempre e che non dobbiamo temere se per diventare terra saremo prima strada, roccia e spine.
« 1 In quel giorno Gesù, uscito di casa, si mise a sedere presso il mare; 2 e una grande folla si radunò intorno a lui; cosicché egli, salito su una barca, vi sedette; e tutta la folla stava sulla riva. 3 Egli insegnò loro molte cose in parabole, dicendo: «Il seminatore uscì a seminare. 4 Mentre seminava, una parte del seme cadde lungo la strada; gli uccelli vennero e la mangiarono. 5 Un'altra cadde in luoghi rocciosi dove non aveva molta terra; e subito spuntò, perché non aveva terreno profondo; 6 ma, levatosi il sole, fu bruciata; e, non avendo radice, inaridì. 7 Un'altra cadde tra le spine; e le spine crebbero e la soffocarono. 8 Un'altra cadde nella buona terra e portò frutto, dando il cento, il sessanta, il trenta per uno. 9 Chi ha orecchi [per udire] oda».
[...]
18 «Voi dunque ascoltate che cosa significhi la parabola del seminatore! 19 Tutte le volte che uno ode la parola del regno e non la comprende, viene il maligno e porta via quello che è stato seminato nel cuore di lui: questi è colui che ha ricevuto il seme lungo la strada. 20 Quello che ha ricevuto il seme in luoghi rocciosi, è colui che ode la parola e subito la riceve con gioia, 21 però non ha radice in sé ed è di corta durata; e quando giunge la tribolazione o persecuzione a motivo della parola, è subito sviato. 22 Quello che ha ricevuto il seme tra le spine è colui che ode la parola; poi gli impegni mondani e l'inganno delle ricchezze soffocano la parola che rimane infruttuosa. 23 Ma quello che ha ricevuto il seme in buona terra, è colui che ode la parola e la comprende; egli porta del frutto e, così, l'uno rende il cento, l'altro il sessanta e l'altro il trenta».
.
Ritrovo in essa molto di quello che succede a me e temo a chi riceve la parola di Gesu', parola che troppo spesso cade su strada, roccia e spine ma allo stesso tempo, lo Spirito Santo che pervade queste parole che ho letto, mi consola e mi fa capire che cio' che mi accade, che ci accade lui lo sa'...da sempre e che non dobbiamo temere se per diventare terra saremo prima strada, roccia e spine.
« 1 In quel giorno Gesù, uscito di casa, si mise a sedere presso il mare; 2 e una grande folla si radunò intorno a lui; cosicché egli, salito su una barca, vi sedette; e tutta la folla stava sulla riva. 3 Egli insegnò loro molte cose in parabole, dicendo: «Il seminatore uscì a seminare. 4 Mentre seminava, una parte del seme cadde lungo la strada; gli uccelli vennero e la mangiarono. 5 Un'altra cadde in luoghi rocciosi dove non aveva molta terra; e subito spuntò, perché non aveva terreno profondo; 6 ma, levatosi il sole, fu bruciata; e, non avendo radice, inaridì. 7 Un'altra cadde tra le spine; e le spine crebbero e la soffocarono. 8 Un'altra cadde nella buona terra e portò frutto, dando il cento, il sessanta, il trenta per uno. 9 Chi ha orecchi [per udire] oda».
[...]
18 «Voi dunque ascoltate che cosa significhi la parabola del seminatore! 19 Tutte le volte che uno ode la parola del regno e non la comprende, viene il maligno e porta via quello che è stato seminato nel cuore di lui: questi è colui che ha ricevuto il seme lungo la strada. 20 Quello che ha ricevuto il seme in luoghi rocciosi, è colui che ode la parola e subito la riceve con gioia, 21 però non ha radice in sé ed è di corta durata; e quando giunge la tribolazione o persecuzione a motivo della parola, è subito sviato. 22 Quello che ha ricevuto il seme tra le spine è colui che ode la parola; poi gli impegni mondani e l'inganno delle ricchezze soffocano la parola che rimane infruttuosa. 23 Ma quello che ha ricevuto il seme in buona terra, è colui che ode la parola e la comprende; egli porta del frutto e, così, l'uno rende il cento, l'altro il sessanta e l'altro il trenta».
.
martedì 15 giugno 2010
Un tarlo ma buono
Perché decisi di esserti lontano e perché, misero, ancora lontano sono da Te, so' quanto e' più facile lasciarsi andare al "solo per questa volta", all'attimo che non vedra' nessuno, al momento di piacere, senza cercare il buco piccolo da cui poter vedere le conseguenze di questo non amare... di questo non amarsi.
Posso comprendere chi fa fatica inutile senza di te e quanto si possa essere instancabili e incocludenti allo stesso tempo.
Non so quanto potranno servire alla tua vista onnipotente i miei occhi mortali ma sento che troverò pace vera nel vedere salve tutte le persone che tu mi hai posto vicino nella vita e quante me ne hai fatto incontrare.
Vederle salve, vederle speranzose in te e nel tuo cuore misericordioso.
Forse non potrò sapere qui se loro saranno con Te li' nei cieli ma spero che tu mi darai un cenno di speranza, anche piccolo, affinche' mi tranquillizzi che il loro cuore sia contrito e volenteroso del tuo perdono. Affinché tutte le persone che io amo perché Tu mi hai fatto dono di semplici sentimenti e quanti non amo per me ma grazie a te, siano tutte, tutte quante insieme alla casa del Padre.
-
Posso comprendere chi fa fatica inutile senza di te e quanto si possa essere instancabili e incocludenti allo stesso tempo.
Non so quanto potranno servire alla tua vista onnipotente i miei occhi mortali ma sento che troverò pace vera nel vedere salve tutte le persone che tu mi hai posto vicino nella vita e quante me ne hai fatto incontrare.
Vederle salve, vederle speranzose in te e nel tuo cuore misericordioso.
Forse non potrò sapere qui se loro saranno con Te li' nei cieli ma spero che tu mi darai un cenno di speranza, anche piccolo, affinche' mi tranquillizzi che il loro cuore sia contrito e volenteroso del tuo perdono. Affinché tutte le persone che io amo perché Tu mi hai fatto dono di semplici sentimenti e quanti non amo per me ma grazie a te, siano tutte, tutte quante insieme alla casa del Padre.
-
mercoledì 2 giugno 2010
Santissima Trinita'
Chi dovremmo pregare il Padre il Figlio o lo Spirito Santo?
Dovremmo dividere le nostre preghiere prima a uno e poi a l'altro a turno?
Perche' invece non pregare semplicemente Loro come se fossero Uno saldi nel Signore?
-
Dovremmo dividere le nostre preghiere prima a uno e poi a l'altro a turno?
Perche' invece non pregare semplicemente Loro come se fossero Uno saldi nel Signore?
-
mercoledì 26 maggio 2010
Un posto
E se esistesse un posto in cui tutti vogliono il bene dell'altro?
Se esistesse un posto pieno di pace dove tu e gli altri a cui vuoi bene siano uniti alla tua anima all'unisono?
E se esistesse un posto in cui ti accorgi che non c'e' solo chi ami meno o di piu' ma solo anime che si amano per sempre?
E se esistesse un posto dove ogni cosa ha un senso, ogni cosa?
Se esistesse un posto dove nessun bambino possa subire violenze, essere ucciso o abbandonato?
E se esistesse un posto in cui tuo padre e tua madre ti amano infinitamente sempre?
Se esistesse un posto in cui nessuno puo' piu' tradirti e tu possa abbandonarti fiducioso all'altro?
E qualora tu sia convinto, sia certo dell'esistenza di questo posto, non cercheresti di portarci tutti, tutti quelli che incontri nella tua vita?
.
Se esistesse un posto pieno di pace dove tu e gli altri a cui vuoi bene siano uniti alla tua anima all'unisono?
E se esistesse un posto in cui ti accorgi che non c'e' solo chi ami meno o di piu' ma solo anime che si amano per sempre?
E se esistesse un posto dove ogni cosa ha un senso, ogni cosa?
Se esistesse un posto dove nessun bambino possa subire violenze, essere ucciso o abbandonato?
E se esistesse un posto in cui tuo padre e tua madre ti amano infinitamente sempre?
Se esistesse un posto in cui nessuno puo' piu' tradirti e tu possa abbandonarti fiducioso all'altro?
E qualora tu sia convinto, sia certo dell'esistenza di questo posto, non cercheresti di portarci tutti, tutti quelli che incontri nella tua vita?
.
martedì 25 maggio 2010
L'anima denutrita
Il male denutre l'anima e cio' che e' denutrito diviene secco e arido. All'inizio l'anima ha fame ma poi piano piano si abitua a non essere nutrita, si adegua, e illusa crede di star bene. Si specchia e si compiace ogni giorno, in ogni momento, della sua terrificante tristezza.
.
.
Mi chiedo
Ma se un mio caro stesse per salvarmi la vita, stesse morendo per me e in quei momenti mi guardasse negli occhi e mi dicesse che quando morira' ci sara' un'altro vicino a me al suo posto per consolarmi, guidarmi, amarmi per darmi forza... cosa farei?
Quantomeno quel momento rimarrebbe impresso nel mio cuore per sempre.
Pero'... forse... rimarrei anche stupito e perplesso all'inizio.
E se lui insistesse ancora e ancora e mi dicesse che cio' che verra' e' qualcosa a cui lui tiene tanto...forse il dubbio si insinuerebbe nel mio cuore e la speranza inizierebbe a crescere.
E se dopo la sua morte accadesse questo:
... si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. 2 Venne all'improvviso dal cielo un rombo, come di vento che si abbatte gagliardo, e riempì tutta la casa dove si trovavano. 3 Apparvero loro lingue come di fuoco che si dividevano e si posarono su ciascuno di loro; 4 ed essi furono tutti pieni di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue come lo Spirito dava loro il potere d'esprimersi.
ALLORA SI CHE CREDEREI E GLORIFICHEREI CIO' CHE LUI HA MANDATO PER ME!
.
Quantomeno quel momento rimarrebbe impresso nel mio cuore per sempre.
Pero'... forse... rimarrei anche stupito e perplesso all'inizio.
E se lui insistesse ancora e ancora e mi dicesse che cio' che verra' e' qualcosa a cui lui tiene tanto...forse il dubbio si insinuerebbe nel mio cuore e la speranza inizierebbe a crescere.
E se dopo la sua morte accadesse questo:
... si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. 2 Venne all'improvviso dal cielo un rombo, come di vento che si abbatte gagliardo, e riempì tutta la casa dove si trovavano. 3 Apparvero loro lingue come di fuoco che si dividevano e si posarono su ciascuno di loro; 4 ed essi furono tutti pieni di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue come lo Spirito dava loro il potere d'esprimersi.
ALLORA SI CHE CREDEREI E GLORIFICHEREI CIO' CHE LUI HA MANDATO PER ME!
.
giovedì 15 aprile 2010
Due strade
“Vidi due strade: una strada larga cosparsa di sabbia e di fiori, piena di allegria, di musica e di vari passatempi. La gente andava per quella strada ballando e divertendosi. Giungevano alla fine, ma non s’accorgevano che era finita. Alla fine di quella strada c’era uno spaventoso precipizio, cioé l’abisso infernale. Quelle anime cadevano alla cieca in quella voragine; man mano che arrivavano, precipitavano dentro. E ce n’era un così gran numero, che era impossibile contarle. E vidi un’altra strada, o meglio un sentiero, poiché era stretto e cosparso di spine e di sassi e la gente che andava per quella strada aveva le lacrime agli occhi ed era piena di dolori. Alcuni cadevano sulle pietre, ma si alzavano subito e proseguivano. Ed alla fine della strada c’era uno stupendo giardino pieno di ogni felicità e tutte quelle anime vi entravano. Subito, fin dal primo momento, dimenticavano i loro dolori” (Santa Faustina. Diario, 153).
...le strade del Signore... difficili, strette e impervie...da evitare a prima vista ma piene di felicita' eterna...
-
...le strade del Signore... difficili, strette e impervie...da evitare a prima vista ma piene di felicita' eterna...
-
Tanto il dolore non c'e'...
Penso se potra' mai un giorno una rivista scrivere il silenzio. Penso a quanto sia falsa oggi piu' che mai la notizia. Penso al potere di certi giornali. Penso agli ormai tanti giornalisti che prima preparano l'idea dell'argomento e dell'articolo da fare e poi cercano falsita' per farlo. Penso al potere della maldicenza, della calunnia, della menzogna. Penso a quanto la parola possa veramente uccidere, colpire nel profondo, distruggere cio' che non si vede ma che esiste piu' che mai dentro di noi...la nostra dignita'. Penso a Enzo Tortora come a tanti altri, vittime delle parole maldette ...di parole maledette ... vittime di chi non crede che si possa far male anche senza vedere il sangue ma semplicemente aprendo bocca e dando fiato.-
venerdì 26 marzo 2010
Madre Teresa e la sua " umanita' "
“C’è tanta contraddizione nella mia anima, un profondo anelito a Dio, così profondo da far male; una sofferenza continua, e con ciò il sentimento di non essere voluta da Dio, respinta, vuota, senza fede, senza amore, senza zelo ... Il cielo non significa niente per me: mi appare un luogo vuoto!”. Madre Teresa negli ultimi anni di vita (Da “Sii la mia luce”)
-
giovedì 11 marzo 2010
I miei anni e i miei amici
Vorrei condividere con voi la gioia di esserci, la gioia che provo ogni giorno nel vivere come se fosse l'ultimo, nel vivere il dono del momento. In un momento si nasce, in un momento ci si sposa, in un momento cambia tutto, in un momento ci si rende conto e...in un momento si gioisce di avere 30 anni. Non credo di avere sempre vissuto i miei momenti ma questo fa' parte della storia di qualsiasi cucciolo d'uomo che cresce e che si chiede se vale la pena di cogliere il senso solo nella fine o coglierlo nel viaggio.
In alcune parole di cui avevo fatto bozza volevo chiedervi di non regalarmi nessuna cosa ma solo i vostri sorrisi, i vostri abbracci, la vostra amicizia, quello che volete ma non cose...mi chiedo se esistera' un giorno in cui questa semplice richiesta non suonera' assurda a nessuno, se un giorno non sara' vissuta solo come paradoxa nel vero senso della parola, se esistera' un giorno in cui il dono sia fatto solo di gesti e di parole. Se la speranza e' nel mezzo tra il sogno e la realta' e del sogno trasformatrice, io spero che
questo giorno si avveri. A volte si regalano le cose perche' non si ha null'altro da dare ma il darsi e' il piu' grande regalo che si possa fare...ma se dovessi contraddirmi direi che le cose possono nascondere e simboleggiare molto piu' di cio' che esse sembrano.
-
In alcune parole di cui avevo fatto bozza volevo chiedervi di non regalarmi nessuna cosa ma solo i vostri sorrisi, i vostri abbracci, la vostra amicizia, quello che volete ma non cose...mi chiedo se esistera' un giorno in cui questa semplice richiesta non suonera' assurda a nessuno, se un giorno non sara' vissuta solo come paradoxa nel vero senso della parola, se esistera' un giorno in cui il dono sia fatto solo di gesti e di parole. Se la speranza e' nel mezzo tra il sogno e la realta' e del sogno trasformatrice, io spero che
questo giorno si avveri. A volte si regalano le cose perche' non si ha null'altro da dare ma il darsi e' il piu' grande regalo che si possa fare...ma se dovessi contraddirmi direi che le cose possono nascondere e simboleggiare molto piu' di cio' che esse sembrano.
-
domenica 21 febbraio 2010
Eco del tempo nuovo
Ogni casa aveva una vista
su cielo o terra o mare e a volte mista.
Bambini giocavano con altri bambini
cosi' come uomini si abbracciavano senza inchini.
Vi erano giorni in cui le spose amavano i propri sposi,
con essenza di donna, profumo di uomo e che nessuno osi.
Conoscevo giorni in cui si sapeva che il conflitto ci appartiene
se non che ben altra cosa e' la guerra che nulla lascia e tutto tiene.
Spero che di giorni passati narreremo,
perche' proprio te cielo colpiremo.
Desiderio,
desta ogni sguardo da lui siderio,
prima che il cuore tuo sia infranto
da terre nascoste nonostante in pianto,
da cotante sottili nubi e senza luce,
da orizzonti morti seppur in nuce.
Or se desueto possa sembrare,
che proprio a me stesso, in quanto uomo, andassi a pregare,
allor le donne tutte andro' a supplicare.
Ma da chi altro io potro' mai andare
per far in modo che si continui ancora ad amare:
da te io mi reco Santissima Maria di Gesu',
salva questi valori impoveriti da non so' cosa piu'.
Proteggi sempre la vita,
scaccia chi su di essa voglia metter le dita,
che nessun entusiasmo venga piu' spento
e non esista emozione che affoghi ancor il suo lamento.
Salva il bacio, dalla sua ormai cosmetica esistenza,
e il sesso, deprivato della parola persona e della sua vera essenza.
E se tu donna mi ascolterai
e tu o mio Dio un giorno vorrai,
salva tutti i tuoi figli da queste mura
immerse in tutta questa vecchiura,
vecchiura fatta di luccichii e nomi altisonanti
piuttosto che bimbi seppur piu' importanti.
Sappiano i tuoi figli vivere ogni giorno come l'ultimo di un dono,
in ogni tempo che e' e che sara' nuovo
seppur eco di un passato sghembo
di un giorno coartato e privo di ogni suo lembo.
su cielo o terra o mare e a volte mista.
Bambini giocavano con altri bambini
cosi' come uomini si abbracciavano senza inchini.
Vi erano giorni in cui le spose amavano i propri sposi,
con essenza di donna, profumo di uomo e che nessuno osi.
Conoscevo giorni in cui si sapeva che il conflitto ci appartiene
se non che ben altra cosa e' la guerra che nulla lascia e tutto tiene.
Spero che di giorni passati narreremo,
perche' proprio te cielo colpiremo.
Desiderio,
desta ogni sguardo da lui siderio,
prima che il cuore tuo sia infranto
da terre nascoste nonostante in pianto,
da cotante sottili nubi e senza luce,
da orizzonti morti seppur in nuce.
Or se desueto possa sembrare,
che proprio a me stesso, in quanto uomo, andassi a pregare,
allor le donne tutte andro' a supplicare.
Ma da chi altro io potro' mai andare
per far in modo che si continui ancora ad amare:
da te io mi reco Santissima Maria di Gesu',
salva questi valori impoveriti da non so' cosa piu'.
Proteggi sempre la vita,
scaccia chi su di essa voglia metter le dita,
che nessun entusiasmo venga piu' spento
e non esista emozione che affoghi ancor il suo lamento.
Salva il bacio, dalla sua ormai cosmetica esistenza,
e il sesso, deprivato della parola persona e della sua vera essenza.
E se tu donna mi ascolterai
e tu o mio Dio un giorno vorrai,
salva tutti i tuoi figli da queste mura
immerse in tutta questa vecchiura,
vecchiura fatta di luccichii e nomi altisonanti
piuttosto che bimbi seppur piu' importanti.
Sappiano i tuoi figli vivere ogni giorno come l'ultimo di un dono,
in ogni tempo che e' e che sara' nuovo
seppur eco di un passato sghembo
di un giorno coartato e privo di ogni suo lembo.
Marco Ciambra
-martedì 16 febbraio 2010
C'e' chi si chiede: "PERCHE' I CANI CHE MORDONO DOBBIAMO SOPPRIMERLI...E GLI UOMINI CHE STUPRANO NO ???"
Rispetto l'uomo e gli animali come cerco di rispettare tutto cio' che mi circonda compreso cio' che e' inanimato questo perche' anche l'inanimato, il mio corpo, l'acqua e minerali che mi compongono sono parte di me e gli animali con me vivono nella mia stessa casa che si chiama Terra una casa che mi sono ritrovato da quando sono nato senza aver fatto nulla.
Da un punto di vista biologico, neurologicamente parlando, l'animale non ha le stesse funzioni cognitive dell'uomo, quelle funzioni che permettono di avere una vita spirituale e tante altre capacita' che solo l'uomo puo' avere, quella neocortex vanto della razza umana. Quest’area cerebrale neocorticale consente di dare ai nostri impulsi emotivi una risposta più analitica o appropriata, modulando l’amigdala e le altre aree limbiche (patrimonio unico degli animali) per dare una risposta non semplicemente condizionata ma situata cioe' immersa in una situazione.
Gli animali provano emozioni e' vero e quindi soffrono ma per questo sono come, per questo sono uguali all'uomo? No, le emozioni animali sono primordiali , paleoencefaliche (ansia, paura, abbandono, etc.) e il rimurginare, l'astrazione (e non solo) sono e restano capacita' umane o eventualmente capacita' che noi uomini attribuiamo agli animali (dandogli un nome umano, parlandogli, etc.).
Altro spunto di riflessione suscitato dalla domanda e' se gli animali si pentano e promettano a se' stessi di non rifarlo? Nella domanda vengono paragonati il pentimento dell'animale a quello dell'uomo, queste due componenti vengono poste su uno stesso livello. Un animale che uccide lo fa' perche' reagisce a degli stimoli ma PUO' andare oltre questo come l'uomo? Cioe', se la domanda avesse senso dovrebbe avere senso dire che l'animale ha la capacita' di rendersi conto di aver sbagliato... se ce l'ha (ma non ce l'ha) in base a quali valori e' il suo giudizio? Il fatto che noi addestriamo un animale non vuol dire che lui abbia coscienza dell'errore in se' ma semplicemente di fare qualcosa per avere un'altra cosa. L'uomo invece si pente e anche se stupra PUO' essere che un giorno chieda perdono, che un giorno diventi una nuova persona... o tutti quelli che stuprano possono gia' morire? E se fosse nostro figlio o nostro padre o nostro fratello o una persona che amiamo che stupra un'altra, mi chiedo la penseremmo allo stesso modo? L'uomo puo' pentirsi ci DOBBIAMO credere, ma l'animale non credo che abbia questa dote...o no? E se non ci crediamo allora e' naturale pensare che possa essere ammazzato.
Penso che scientificamente parlando si possa ammettere che l'animale sia "inferiore" almeno nelle sue capacita' cognitive.
Dal punto di vista spirituale le rotte sono molteplici e meno definite quindi non posso far altro che andare verso quelle per me piu' credibili e che danno piu' frutti. Facendo un viaggio e passando per teologi come Tommaso d'Acquino e filosofi come Socrate, Aristotele e Platone il concetto di anima ha avuto delle evoluzioni ed e' andato differenziandosi da quello di componente spirituale interna dell'uomo a componente unificatrice di corpo e spirito. Analizzando quindi questi passaggi si puo' dire che lo spirito sia parte di tutti gli esseri viventi tanto da poter dire, in una visione teologica, che lo spirito e il soffio divino da cui origina (nell'etimo spirito richiama infatti proprio al pneuma da cui proviene) sia lo stesso.
Papa Giovanni Paolo II nel 1990 si espresse in tali termini: "La Genesi ci mostra Dio che soffia sull'uomo il suo alito di vita. C'è dunque un soffio, uno spirito che assomiglia al soffio e allo spirito di Dio. Gli animali non ne sono privi."
Quindi lo spirito lo hanno tutti cosi' come la carne. Sembra a questo punto mancare una componente fondamentale... l'anima, la nostra anima per cui Gesu' stesso e' morto.
L'anima diviene unificatrice in toto di ogni nostro dono (o elemento) e in effetti questa conoscenza e' coerente a una sensazione unica a cui solo l'uomo riesce ad arrivare, quella percezione di insieme corpo e spirito che si muovono. L'uomo spesso ne esalta una o l'altra ma credo che l'anima e quella affiliazione divina di cui si fa' portatrice possa prendere parte della nostra vita solo se ci si rende conto che lo spirito e il corpo dovranno mettersi da parte per ospitarla. Beati quindi i poveri di Spirito perche' loro metteranno da parte questo spirito per poter dare spazio all'anima. Cosa soddisfa pienamente il bisogno d'armonia dell'uomo se non il vivere nell'unione di corpo e spirito? Penso a chi crede che i piaceri del corpo siano il massimo ma forse non ha mai provato i piaceri che lo spirito e il corpo insieme possano dare.
Quindi e' prorpio questa unificazione, di cui Tommaso D'Aquino ne aveva intuito gia' la verita', che non appartiene al mondo animale, l'unificazione del tutto di cui l'anima e con essa Dio e' portatrice.
Da questo punto credo inizi la confusione, la stessa e identica confusione che inizia per chi ha potere, per chi amministra, per chi in un certo qual modo e' "superiore" a un altro e ha il dominio...eh si' perche' anche tra noi uomini c'e' chi e' superiore e chi e' inferiore almeno per posizione sociale, lavorativa, etc. Il passaggio da superiore a dominatore, soppressore, dittatore e approfittatore e' breve ma inesorabile nelle sue conseguenze. Il passaggio non e' lungimirante e sembra spesso indolore ma alla lunga arriva il colpo su chi ha confuso la superiorita' con la supremazia, e il colpo arriva dalla rottura di quell'equilibrio che salva la sua stessa esistenza. Lo scotto si paga in quella scotomia, quella miopia che non ci ha reso consapevoli che la superiorita' e' responsabilita', un concetto cosi' semplice che senza andare tanto in alto e' ben chiaro sin da fonti fumettistiche ben note come Spiderman : il potere e' responsabilita'.
Detto questo e' necessario capire il perche' si arrivi a dover sopprimere un'animale. Se dovesse essere necessario forse dovrebbe esserlo solo nel caso in cui non ci sia altra via per tutelare l'uomo, ma che non ci sia altra via dopo averla cercata. Ad esempio mantenere un animale costa piu' di dare sostentamento a un bambino che muore di fame...sarebbe giusto perseverare nel tenerlo in vita se dall'altra ho un bambino morente? E' giusto mantenere in vita un cane (spendendo soldi perche' va anche curato oltre che nutrito) rinchiuso in un canile perche' aggressivo per chiunque, anche nel caso in cui si possano destinare quelle energie per salvare una vita umana o quando so' che quel cane potrebbe uccidere se lasciato per strada? E quando dico giusto non e' il giusto egoistico fine a un essere umano ma il giusto in una visione ampia del termine, nella visione di permettere che un essere umano continui a vivere nel mondo. Si potrebbe allora dire "ma se questo essere umano e' infame tanto da stuprare e uccidere a cosa serve?". In questo caso pero' ignoriamo il POSSIBILE che questo essere umano possa essere, e questo possibile, questo divenire, questa possibilita' potrebbe avvenire anche per pochissimo tempo, intendo la nostra dimensione di tempo. Dobbiamo pero' valutare che un nostro nanosecondo vissuto in Dio e' l'eterno. Il tempo dell'eterno e' nell'ora, l'eterno non ha altri tempi. Se accade anche per un brevissimo lasso di tempo che lo supratore e' una nuova persona, qull'attimo e' eterno.
A questo punto ci si puo' chiedere se possiamo amare un animale? Io lo faccio, allo stesso modo di un panorama, di un sole che sorge ma siamo sicuri che sono degni dello stesso identico amore destinato alle persone? Dello stesso affetto, in virtu' di tutto quello detto finora? Gli animali ci hanno trasportato per milioni di anni (e lo fanno ancora), sono nostri fedeli compagni, sanno fare anche cio' che l'uomo non sa' fare di suo come volare e vivere sott'acqua e spesso il vero contatto con loro ci fa' rendere conto da dove veniamo e quanto sia meravigliosa la semplicita' della natura. Uccidere una zanzara e qualsiasi animale non DEVE essere fatto gratuitamente ma se veramente necessario qualora comprometta la nostra esistenza, la nostra salute.
E' vero l'uomo PUO' comportarsi come un animale e anche peggio ma non perche' non ha altra scelta, lui sceglie di essere un animale anche se puo' essere altro. Un animale puo' fare questa scelta?
Io credo che gli animali e la natura siano da rispettare in quanto vivi come gia' detto altrove (http://odo-ital-founder.blogspot.com/2010/01/il-rispettoma-perche.html) e non solo, credo che vadano trattati con la delicatezza e il bene di cui la loro vita e' degna.
Ragionando su un asse verticale di nostra dominanza sugli animali, quell'asse tanto consumato, si puo' affermare che l'uomo sia superiore agli animali ma non credo che la superiorita' giustifichi il sentirsi tanto superiore ad essi, ne giustifichi la superbia e ogni azione, ne giustifichi le efferratezze gratuite che la natura deve subire gratuitamente o per il benessere superfluo dell'uomo. Se l'uomo e' superiore (e io credo lo sia) dovrebbe anche rendersi conto che lo e' di molto poco, anzi di pochissimo e avolte quasi ma dico quasi per nulla... quasi. Il dominio e la superiorita' sono stati oggetto di infamie da parte dell'uomo perche' la sua poca lungimiranza in molti casi lo ha portato a distruggere. In realta' dominio vuol dire responsabilita' di cio' che si domina e questa dimensione lascia spazio a una coordinata orizzontale e di armonia con la natura che l'egoismo umano puo' portare a ignorare.
Il rispetto per cio' che l'uomo puo' essere, dovrebbe portarci a credere che un'animale sia meno di un uomo, ma cio' che noi possiamo essere l'uomo puo' negarlo a se' stesso restando nella sua miseria, una miseria che puo' anche essere meno di un animale. La riflessione sugli animali e la natura ci offre una riflessione anche sulla nostra miseria, quella miseria che S.Francesco aveva capito tanto da insegnarci a non sentirci superiori in quanto uomini ma superiori solo e soltanto per la scelta di andare oltre ogni cosa di questo mondo. L'uomo forse non e' poi tanto superiore agli animali ma puo' esserlo se vuole e lo sara' comunque solo se riuscira' ad essere benevolo con il suo mondo e vivendo in armonia con esso.
Quindi se dovessimo chiederci perche' i cani che mordono si debbano sopprimere e un uomo che stupra no, allora dovremmo prima chiederci seriamente se sopprimiamo un cane per salvare la vita di un essere umano e se' cosi' fosse vuol dire che lo facciamo per un uomo che PUO' essere, per un uomo che PUO' andare oltre e non per un uomo che e' oltre o e' di suo tanto superiore agli animali; lo facciamo perche' scommettiamo su cio' che l'essere umano e' capace di essere.
Per chi e' cattolico come me ricordo le parole dei Papi in tal senso:
Papa Giovanni Paolo II nel 1990 si espresse in tali termini: "La Genesi ci mostra Dio che soffia sull'uomo il suo alito di vita. C'è dunque un soffio, uno spirito che assomiglia al soffio e allo spirito di Dio. Gli animali non ne sono privi."
Giovanni XXIII: " Se mi dicessero che per ottenere i miei scopi dovrei uccidere una formica io non l'ucciderei ".
Paolo VI, se non erro, rivolto ad un bambino che lamentava la morte di un suo animale: "Gli animali sono la parte più piccola della Creazione divina ma noi un giorno li rivedremo nel Mistero di Cristo".
Papa Luciani: "Uomo, vegetali, animali siamo tutti nella stessa barca; non si tocca l'uno senza che a lungo andare non si danneggi l'altro".
Giovanni Paolo II nel "Redemptoris Hominis": "Padroni e custodi intelligenti e nobili della natura e non sfruttatori e distruttori senza alcun riguardo" Ed ancora il Papa polacco : "E' necessario e urgente seguire l'esempio del povero di Assisi e decidere di abbandonare sconsiderate forme di dominio, cattura e custodia verso tutte le creature"
-
giovedì 11 febbraio 2010
Amore io ti penso
Irrompi e a volte ti infrangi
e come ogni cosa che vola tu ti posi.
Ci sono giorni in cui i colori cangi
ma solo alcune albe in cui tu osi.
Io non sò però se è ora che io vorrei
sò però che non riesco ma tanto, proprio tanto, io ti terrei.
E se fosse proprio lì in quel gesto mancato,
in quella parola non detta,
ma che l'altro aspetta,
proprio quella e solo quella che colmerà lo iato?
Oggi tu passi lo sò e lo fai solo a volte,
come la fine e l'inizio
non dai mai alcun indizio.
E' questo l'affanno
di un amore un pò tiranno,
che nella vita è facile all'offesa
e che tanta ne ha di pretesa,
che a volte non sà se stringerti la mano
o guardare in cielo e dirti ti amo.
Spero tanto che siano accolte,
e come il mare che viene, siano tolte,
queste mie parole forse un pò frastornate,
che non sò come siano nate.
e come ogni cosa che vola tu ti posi.
Ci sono giorni in cui i colori cangi
ma solo alcune albe in cui tu osi.
Io non sò però se è ora che io vorrei
sò però che non riesco ma tanto, proprio tanto, io ti terrei.
E se fosse proprio lì in quel gesto mancato,
in quella parola non detta,
ma che l'altro aspetta,
proprio quella e solo quella che colmerà lo iato?
Oggi tu passi lo sò e lo fai solo a volte,
come la fine e l'inizio
non dai mai alcun indizio.
E' questo l'affanno
di un amore un pò tiranno,
che nella vita è facile all'offesa
e che tanta ne ha di pretesa,
che a volte non sà se stringerti la mano
o guardare in cielo e dirti ti amo.
Spero tanto che siano accolte,
e come il mare che viene, siano tolte,
queste mie parole forse un pò frastornate,
che non sò come siano nate.
(Al mio amico Andrea) Marco Ciambra
-mercoledì 3 febbraio 2010
Preghiera. Per tutte le famiglie.

A tutte le famiglie cadute nella separazione dei cuori, al tranello del maligno del "lo fanno tutti, non si puo' fare altrimenti", che esse scoprano la risalita del perdono.
A tutti gli sposi che iniziano a pensare "non c'e' piu' speranza, ormai e' finita", prendano coscienza che il male rende ciechi e buia la nostra vista affinche' esso possa essere l'unico nostro rifugio.
A tutti i mariti e le mogli che si avvicinano al peccato e si lasciano tentare dal "farlo di nascosto" dal pensare "occhio che non vede cuore che non duole", inizino a pregare da subito e sappiano che il male ha gia' avvelenato la loro anima e nulla si puo' nascondere a Nostro Signore.
A tutte le spose e gli sposi che pensano "ho gia' sofferto abbastanza" affinche' ad essi sia dato sollievo e che sempre accolgano la tua lungimirante volonta' o Signore.
A tutti coloro che sono dubbiosi della potenza della misericordia, che facciano proprie le parole del nostro Sant' Agostino e che quindi sappiano accogliere nel proprio cuore la miseria del loro sposo con l'Amore che Gesu' ci ha insegnato.
A tutti gli sposi piu' vicini a Gesu', alle coppie esempio per tanti giovani e i loro figli, trofei ambiti del maligno, che essi siano guardiani attenti piu' di tutti alle insidie intelligenti del peccato, alle sue tentazioni, ai ricchi premi promessi dal male, affinche' essi continuino il grande affare dell'Amore.
O Maria Immacolata da ogni peccato, eterna vincitrice del maligno, regina della pace, allontana per sempre da ogni focolare le tentazioni del male, poniti sempre innanzi a noi a baluardo delle famiglie e aiuta tutti gli sposi affinche' la preghiera, il perdono e la vicendevole benedizione faccia breccia in ogni giornata.
Per questo ti preghiamo.
-
lunedì 1 febbraio 2010
Un peccato imperdonabile

Possibile che esista un peccato che non verra' mai perdonato e a dirlo sia proprio Gesu' il Salvatore?
Quale sara' il peccato che mi condannera' definitivamente?
A quale punto dobbiamo spingerci per non essere perdonati?
Eppure Gesu' lo disse a chiare lettere. (Dal Vangelo secondo Matteo):
«Qualunque peccato e bestemmia sarà perdonata agli uomini, ma la bestemmia contro lo Spirito non sarà perdonata. A chiunque parlerà male del Figlio dell'uomo sarà perdonato; ma la bestemmia contro lo Spirito non gli sarà perdonata né in questo secolo, né in quello futuro».
Chiediamo ai Pontefici, infallibili (su questo mi prometto di fare un approfondimento) nella verita' di fede.
Il Catechismo Maggiore di Papa Pio X elenca i sei peccati contro lo Spirito Santo:
* Disperazione della salvezza (Erronea convinzione che la misericordia di Dio non potrà salvarci perchè abbiamo commesso peccati troppo gravi)
* Presunzione di salvarsi senza merito
* Impugnare la verità conosciuta
* Invidia della grazia altrui
* Ostinazione nei peccati
* Impenitenza finale (Non pentirsi in punto di morte dei peccati commessi)
Ho notato inoltre che un tema ricorrente sembra essere "la convinzione in quanto al peccato" ruolo importanissimo dello Spirito Santo. Sembra un punto centrale, il grimaldello per comprendere... mi affido al Papa Giovanni Paolo II, vediamo cosa dice in merito.
E Il Papa Ioannes Paulus PP. II Dominum et vivificantem. Sullo Spirito Santo nella vita della Chiesa e del mondo 1986.05.18.
Allorché Gesù, durante il discorso nel Cenacolo, annuncia la venuta dello Spirito Santo «a prezzo» della propria dipartita e promette: «Quando me ne sarò andato, ve lo manderò», proprio nello stesso contesto aggiunge: «E quando sarà venuto, egli convincerà il mondo quanto al peccato, alla giustizia e al giudizio»
Dice infatti così: «Egli convincerà il mondo quanto al peccato, alla giustizia e al giudizio. Quanto al peccato, perché non credono in me; quanto alla giustizia, perché vado al Padre e non mi vedrete più; quanto al giudizio, perché il principe di questo mondo è stato giudicato».
Lo Spirito Santo, che assume dal Figlio l'opera della redenzione del mondo, assume con ciò stesso il compito del salvifico «convincere del peccato». Questo convincere è in costante riferimento alla «giustizia», cioè alla definitiva salvezza in Dio, al compimento dell'economia che ha come centro il Cristo crocifisso e glorificato. E questa economia salvifca di Dio sottrae, in certo senso, l'uomo dal «giudizio», cioè dalla dannazione, con la quale è stato colpito il peccato di Satana, «principe di questo mondo», colui che a causa del suo peccato è divenuto «dominatore di questo mondo di tenebra». Ed ecco che, mediante tale riferimento al «giudizio», si schiudono vasti orizzonti per la comprensione del «peccato», nonché della «giustizia». Lo Spirito Santo, mostrando sullo sfondo della Croce di Cristo il peccato nell'economia della salvezza (si potrebbe dire: «il peccato salvato»), fa comprendere come sia sua missione «convincere» anche del peccato che è già stato giudicato definitivamente («il peccato condannato»).
E in merito alla condizione di peccato contro lo Spirito Santo:
47. L'azione dello Spirito di verità, che tende al salvifico «convincere quanto al peccato», incontra nell'uomo che si trova in tale condizione una resistenza interiore, quasi un'impermeabilità della coscienza, uno stato d'animo che si direbbe consolidato in ragione di una libera scelta: è ciò che la Sacra Scrittura di solito chiama «durezza di cuore». Nella nostra epoca a questo atteggiamento di mente e di cuore corrisponde forse la perdita del senso del peccato ...
A questo punto dico io, quando il Maestro parlava del peccato contro lo Spirito in realta' mettendo insieme la parola peccato (non accettazione di Dio) e Spirito Santo (colui che convincera' quanto al peccato), in questo tipo di caduta sembra proprio che l'uomo rifiuti quel «convincere quanto al peccato», l'uomo dotato del libero arbitrio puo' ostinarsi e dire"io non mi pento". Quando questo succede io penso al Padre mio Dio e a quanto possa soffrire nel vedere un prorpio figlio cadere nell'inferno, quanto possa soffrire Gesu' nel vedersi rifiutare, lui che ha sofferto cosi' tanto per noi che ha dato TUTTO per noi. Ma nonostante questo, nonostante Dio abbia questo dolore di un figlio perduto, di un' anima finita nell'inferno avente come maggior esponente proprio il «principe di questo mondo», Dio non puo' far altro che lasciarlo andare per sempre.
Potrebbe Dio perdonare i nostri peccati senza che noi ne accettassimo la sua remissione? Non puo' farlo. Potremmo noi fare un regalo a un nostro amico senza che lui lo voglia? Il dono resterebbe li' e lui, non saprebbe che farsene. Se Dio ci perdonasse senza che noi accettassimo lo Spirito Santo, a cosa sarebbe servita la venuta di Gesu'? A nulla! Gesu' fa parte del disegno di Dio, Gesu' e lo Spirito Santo da lui mandato sono la via alla misericordia di Dio, quella misericordia che gia' nell'etimo ci fa comprendere la nostra natura, la nostra miseria che con Gesu' puo' trovare compassione nel cuore di Dio. Gesu' ha portato lo Spirito Santo e con lui la misericordia definita da Sant'Agostino come "la compassione del nostro cuore per la miseria altrui, che ci porta a soccorrerla, se possiamo". E Maria lo aveva capito questo, ha accolto Gesu' per noi con il suo infinito amore.
Nella ricerca del significato del peccato contro lo Spirito Santo ho trovato il ricordo del giorno in cui Suor Faustina diceva a Gesù:
«Signore, ti ho dato tutto, non possiedo più nulla da poterti offrire!». — E Gesù le disse: «Figlia mia, non mi hai offerto quello che è realmente tuo». — Mi concentrai, dice Suor Faustina, in me stessa e conobbi di amare Dio con tutte le forze dell’anima e non potendo capire quale fosse la cosa che non avessi dato al Signore, domandai: Gesù, dimmelo e te la darò subito con generosità di cuore. — Gesù mi disse con bontà: «Figlia, dammi la tua miseria poiché essa è tua esclusiva proprietà». — All’istante un raggio di luce illuminò la mia anima e conobbi tutto l’abisso della mia miseria.
Puo' capitare che il nostro cuore ci chiede di riconciliarsi con Dio ma si rimandi il momento della confessione pensando "poi lo faccio, magari quando ho piu' tempo, la prossima settimana"? Puo' succedere? Mi chiedo, potrebbe essere che in quel momento Il Signore sia passato e noi tentati gli abbiamo detto no? Satana e' il re dell'inganno, il re del "si puo' fare domani". Ecco, in questo percorso di comprensione di un peccato imperdonabile come quello contro lo Spirito Santo, capisco l'importanza della confessione, di questa accettazione dello Spirito d'amore, dono gratuito di Dio per noi.
-
sabato 30 gennaio 2010
Il rispetto...ma perche'?
Ma perche' rispettarsi? E rispettare cosa? A volte si obbedisce a delle parole e si pretende che gli altri facciano lo stesso senza aver capito casa mai vogliano dire. Rispettarsi perche' io sono avvocato o dottore o tuo padre? In cosa spetta a tutti rispetto? Spetta a tutti in quanto siamo vivi! Siamo tutti creature di questo mondo! Io ti rispetto perche' tu sei un altro " Se' " e lo sei dal primo istante in cui sei stato concepito, da quando eri li' nel pancione! Tu sei un altro " Se' stesso" anche se sei omosessuale, cattolico, ateo, infame, informe anche se mi insulti. Nella dignita' della vita c'e' il motivo del rispetto. Ma non e' la prima cosa ne e' una conseguenza. Esso viene sempre dall'amore ...sempre.
-
-
venerdì 29 gennaio 2010
Preghiera. "Perche' la sofferenza"

(Tengo a dire che questa poreghiera mi e' stata ispirata in un momento di perdita di un mio caro).
Tutto sommato e' naturale morire... tutto muore... gli alberi, gli animali, i fiori e quindi l'uomo prima o poi come nasce muore. Ma ...Perche' soffrire? Perche' il dolore? Perche' tanto strazio? In questi momenti i nostri cuori hanno cercato e a volte preteso risposte e nonostante tutti i passi fatti guardando a terra a fine giornata gli occhi si alzavano al cielo verso te Signore.
Forse con un po' di cinismo, a “Perche' la sofferenza?” qualcuno potrebbe rispondere che tutto sommato la morte e il dolore ce li siamo un po' voluti, morte e dolore sono figli della nostra liberta' di scegliere...figli della liberta' che ci e' stata donata sin da Adamo ed Eva, morte e dolore figli di quel peccato originale.
Noi chiediamo ma forse Signore tu hai gia' dato risposte alle nostre orecchie sorde, tu hai già detto e dato tanto donandoci la parola e la sofferenza di tuo figlio Gesu' e sua madre Maria, hai gia' fatto tanto vincendo la morte con la vita, per noi, noi che ci ostiniamo ancora a chiedere a te che da sempre ci dai testimonianza che la sofferenza ha un disegno ben piu' ampio di gioia e di vita.
E allora Signore perdonaci se noi poveri ciechi in questi giorni non abbiamo visto la tua risposta a questa sofferenza nel conforto di medici straordinari, di compagne di stanza amorevoli, di suore, parenti e amici. Tutte queste persone hanno portato te dentro di loro, tu eri accanto ai figli e al marito di Lina grazie a loro.
A noi scettici e ciechi dona nuovi occhi ricordando sempre come diceva S.Agostino che "Una lacrima per i defunti evapora, un fiore sulla tomba appassisce, una preghiera, invece, arriva fino al cuore dell'Altissimo."
Per questo ti preghiamo.
-
Eutanasia
Tra me e me...
D: Perche' e' sbagliato decidere che e' meglio morire che vivere?
R: Perche' noi non sappiamo cosa puo' accadere ma ne siamo semplicemente illusi.
Cosa accadra' e' un mistero che solo qualcuno che vede piu' in la' di noi puo' sapere e costui e' Dio.
D: Quante volte i nostri occhi vengono stupiti dal nostro cuore, dal miracolo dell'amore?
R: Sempre.
D: Ma dov'e' l'amore in uno che soffre?
R: E' in lui e con lui perche' Gesu', come lui, ha sofferto, cosi' Maria e' con ogni madre e figlio che soffre perche' anch'essa ha sofferto per suo figlio ma non solo, e' anche con tutti quelli che sono vicino a chi soffre.
D: Dov'e' Dio quando si soffre?
R: Dio e' nei medici e negli infermieri amorevoli, in tutti i miracoli di solidarita' che avvengono in quelle famiglie dove la pace rimpiazza l'odio radicato da anni e il perdono fa' breccia in cuori ormai induriti alla conversione dello Spirito
D: Ma quindi potrebbe essere che Dio ha lasciato che la sofferenza venga a noi al fine di amarci l'uno con l'altro e che noi ci siamo fermati solo al dolore?
R: Si' io CREDO di si'!
-
D: Perche' e' sbagliato decidere che e' meglio morire che vivere?
R: Perche' noi non sappiamo cosa puo' accadere ma ne siamo semplicemente illusi.
Cosa accadra' e' un mistero che solo qualcuno che vede piu' in la' di noi puo' sapere e costui e' Dio.
D: Quante volte i nostri occhi vengono stupiti dal nostro cuore, dal miracolo dell'amore?
R: Sempre.
D: Ma dov'e' l'amore in uno che soffre?
R: E' in lui e con lui perche' Gesu', come lui, ha sofferto, cosi' Maria e' con ogni madre e figlio che soffre perche' anch'essa ha sofferto per suo figlio ma non solo, e' anche con tutti quelli che sono vicino a chi soffre.
D: Dov'e' Dio quando si soffre?
R: Dio e' nei medici e negli infermieri amorevoli, in tutti i miracoli di solidarita' che avvengono in quelle famiglie dove la pace rimpiazza l'odio radicato da anni e il perdono fa' breccia in cuori ormai induriti alla conversione dello Spirito
D: Ma quindi potrebbe essere che Dio ha lasciato che la sofferenza venga a noi al fine di amarci l'uno con l'altro e che noi ci siamo fermati solo al dolore?
R: Si' io CREDO di si'!
-
giovedì 28 gennaio 2010
Peccato e carita'
Mi sono trovato a leggere queste pagine del Catechismo che mettono in guardia dalle fiamme dell'inferno, quelle fiamme di cui a volte si tiene poco conto quando si e' tentati dal peccato, pagine che pero' allo stesso tempo ricordano l'infinita misericordia di Dio.
Volevo condividerle e rinnovarle ricordandole perche' credo che il peccato sia una delle insidie piu' grandi alla vita del matrimonio e alla buona educazione dei nostri figli.
http://www.vatican.va/archive/catechism_it/p3s1c1a8_it.htm
“1856 Il peccato mortale, in quanto colpisce in noi il principio vitale che è la carità, richiede una nuova iniziativa della misericordia di Dio e una conversione del cuore, che normalmente si realizza nel sacramento della Riconciliazione:
« Quando la volontà si orienta verso una cosa di per sé contraria alla carità, dalla quale siamo ordinati al fine ultimo, il peccato, per il suo stesso oggetto, ha di che essere mortale [...] tanto se è contro l'amore di Dio, come la bestemmia, lo spergiuro, ecc., quanto se è contro l'amore del prossimo, come l'omicidio, l'adulterio, ecc. [...] Invece, quando la volontà del peccatore si volge a una cosa che ha in sé un disordine, ma tuttavia non va contro l'amore di Dio e del prossimo — è il caso di parole oziose, di riso inopportuno, ecc. —, tali peccati sono veniali ». 115
1861 Il peccato mortale è una possibilità radicale della libertà umana, come lo stesso amore. Ha come conseguenza la perdita della carità e la privazione della grazia santificante, cioè dello stato di grazia. Se non è riscattato dal pentimento e dal perdono di Dio, provoca l'esclusione dal regno di Cristo e la morte eterna dell'inferno; infatti la nostra libertà ha il potere di fare scelte definitive, irreversibili. Tuttavia, anche se possiamo giudicare che un atto è in sé una colpa grave, dobbiamo però lasciare il giudizio sulle persone alla giustizia e alla misericordia di Dio.”
Quindi:
"Ha come conseguenza la perdita della carità e la privazione della grazia santificante, cioè dello stato di grazia. Se non è riscattato dal pentimento e dal perdono di Dio, provoca l'esclusione dal regno di Cristo e la morte eterna dell'inferno"
Da queste parole emerge una relazione tra peccato e carita'. Ma dove vuole arrivare la Verita' scritta in queste pagine del Catechismo?
Una ricerca personale mi ha condotto a queste parole di Padre Francesco Pio M.Pompa dal sito:
http://www.cuoreimmacolato.it/news.asp?id=1478
“Il peccato mortale provoca la morte dell’anima, ossia la priva della grazia divina, le toglie i meriti e la capacità di acquistare altri meriti, e la rende degna della pena eterna dell’inferno (cf CCC, n. 1861).
L’uomo, in grazia di Dio, ha la vita naturale, per cui è intelligente e libero, e la vita soprannaturale della grazia, mediante la quale partecipa alla vita di Dio, diviene suo figlio adottivo, amico ed erede del Paradiso. Il peccato mortale tronca questo legame di amicizia, spegne la vita della grazia e quindi causa la morte spirituale.
L’anima in peccato mortale perde i meriti e non ha la capacità di acquistarne di nuovi. I meriti sono i frutti delle opere buone compiute in grazia di Dio, che ci fanno conseguire la Felicità e il Premio eterno. Se si toglie dall’albero un ramo carico di frutti prima che sia maturo, li vedremo appassire e poi morire. Così vengono mortificati i meriti di chi cade in peccato mortale. I meriti non sono più imputabili a chi li ha fatti finché resta in peccato. Inoltre chi è privo della grazia di Dio, anche se compie opere buone, non ha la capacità di meritare soprannaturalmente. Il tralcio separato dalla vite non serve a nulla, se non a essere gettato nel fuoco (cf Gv 15,6). Senza Dio non siamo capaci di compiere una sola opera a Lui gradita. San Paolo afferma che a chi è privo della carità o grazia non giovano a nulla le opere più grandi e meravigliose, fosse pure il parlare le lingue degli angeli e degli uomini, il dare i propri beni ai poveri, l’immolarsi gettandosi nel fuoco (cf 1Cor 13,1-14).
Il peccato mortale rende l’anima degna dell’inferno. Se il peccato, infatti, ci separa da Dio e ci priva della sua grazia, di conseguenza ci fa schiavi del demonio, soggetti all’impero del demonio, senza diritto ad altra eredità che quella del demonio stesso, cioè l’eterna dannazione.
Non è inutile, comunque, che il peccatore faccia opere buone. Deve farne, sia per non divenire peggiore omettendole e cadendo in nuovi peccati (ripetendo i peccati, aumentano le colpe, e si rafforzano le cattive abitudini, che, a loro volta, sono causa di nuovi peccati, sempre più numerosi); sia per disporsi con esse in qualche modo, alla conversione e al riacquisto della grazia di Dio (non negata da Dio a chi è ben disposto).
La Bibbia ci racconta che Raab, peccatrice e pagana, compì un’opera buona nascondendo nella sua casa i due esploratori ebrei, mandati a esplorare la terra promessa da Dio e cercati a morte dagli abitanti di Gerico. In premio di quest’opera buona, quando la città fu conquistata dagli ebrei, Raab ebbe salva la vita (cf Gs 2,1-22; 6,21-26).
La grazia di Dio perduta con il peccato mortale si riacquista con una buona Confessione sacramentale (cf CCC, nn. 1456, 1856), o col dolore perfetto (il vivo dispiacere dei peccati commessi, perché sono offesa di Dio nostro Padre infinitamente buono e amabile, e sono causa della Passione e Morte di Gesù), che libera dai peccati, sebbene resti l’obbligo di confessarli appena possibile (cf CCC, n. 1452). Insieme alla grazia, per somma misericordia di Dio, si riacquistano anche i meriti perduti con il peccato mortale. “
Cioe':
"L’anima in peccato mortale perde i meriti e non ha la capacità di acquistarne di nuovi. I meriti sono i frutti delle opere buone compiute in grazia di Dio."
"Chi è privo della carità o grazia non giovano a nulla le opere più grandi e meravigliose, fosse pure il parlare le lingue degli angeli e degli uomini, il dare i propri beni ai poveri, l’immolarsi gettandosi nel fuoco (cf 1Cor 13,1-14)."
Quindi la “ perdita' della carita' “ a cui si fa' riferimento nella catechesi e' la perdita di Gesu', di Dio, sorgente di ogni nostro atto d'amore. Se cosi' non fosse sarei illuso (Satana e' un esperto di illusioni) di poter donare un mio amore, un amore che viene da me. Non a caso in Deus Caritas Est il pontefice ricorda:
“http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/encyclicals/documents/hf_ben-xvi_enc_20051225_deus-caritas-est_it.html
Chi vuol donare amore, deve egli stesso riceverlo in dono. Certo, l'uomo può — come ci dice il Signore — diventare sorgente dalla quale sgorgano fiumi di acqua viva (cfr Gv 7, 37-38). Ma per divenire una tale sorgente, egli stesso deve bere, sempre di nuovo, a quella prima, originaria sorgente che è Gesù Cristo, dal cui cuore trafitto scaturisce l'amore di Dio (cfr Gv 19, 34).”
E allora io, misero essere umano non sono la sorgente dell'amore e quindi della carita' se non GRAZIE a Dio e in comunione con lui, in amicizia con lui, con Gesu' e con lo Spirito Santo.
-
Volevo condividerle e rinnovarle ricordandole perche' credo che il peccato sia una delle insidie piu' grandi alla vita del matrimonio e alla buona educazione dei nostri figli.
http://www.vatican.va/archive/catechism_it/p3s1c1a8_it.htm
“1856 Il peccato mortale, in quanto colpisce in noi il principio vitale che è la carità, richiede una nuova iniziativa della misericordia di Dio e una conversione del cuore, che normalmente si realizza nel sacramento della Riconciliazione:
« Quando la volontà si orienta verso una cosa di per sé contraria alla carità, dalla quale siamo ordinati al fine ultimo, il peccato, per il suo stesso oggetto, ha di che essere mortale [...] tanto se è contro l'amore di Dio, come la bestemmia, lo spergiuro, ecc., quanto se è contro l'amore del prossimo, come l'omicidio, l'adulterio, ecc. [...] Invece, quando la volontà del peccatore si volge a una cosa che ha in sé un disordine, ma tuttavia non va contro l'amore di Dio e del prossimo — è il caso di parole oziose, di riso inopportuno, ecc. —, tali peccati sono veniali ». 115
1861 Il peccato mortale è una possibilità radicale della libertà umana, come lo stesso amore. Ha come conseguenza la perdita della carità e la privazione della grazia santificante, cioè dello stato di grazia. Se non è riscattato dal pentimento e dal perdono di Dio, provoca l'esclusione dal regno di Cristo e la morte eterna dell'inferno; infatti la nostra libertà ha il potere di fare scelte definitive, irreversibili. Tuttavia, anche se possiamo giudicare che un atto è in sé una colpa grave, dobbiamo però lasciare il giudizio sulle persone alla giustizia e alla misericordia di Dio.”
Quindi:
"Ha come conseguenza la perdita della carità e la privazione della grazia santificante, cioè dello stato di grazia. Se non è riscattato dal pentimento e dal perdono di Dio, provoca l'esclusione dal regno di Cristo e la morte eterna dell'inferno"
Da queste parole emerge una relazione tra peccato e carita'. Ma dove vuole arrivare la Verita' scritta in queste pagine del Catechismo?
Una ricerca personale mi ha condotto a queste parole di Padre Francesco Pio M.Pompa dal sito:
http://www.cuoreimmacolato.it/news.asp?id=1478
“Il peccato mortale provoca la morte dell’anima, ossia la priva della grazia divina, le toglie i meriti e la capacità di acquistare altri meriti, e la rende degna della pena eterna dell’inferno (cf CCC, n. 1861).
L’uomo, in grazia di Dio, ha la vita naturale, per cui è intelligente e libero, e la vita soprannaturale della grazia, mediante la quale partecipa alla vita di Dio, diviene suo figlio adottivo, amico ed erede del Paradiso. Il peccato mortale tronca questo legame di amicizia, spegne la vita della grazia e quindi causa la morte spirituale.
L’anima in peccato mortale perde i meriti e non ha la capacità di acquistarne di nuovi. I meriti sono i frutti delle opere buone compiute in grazia di Dio, che ci fanno conseguire la Felicità e il Premio eterno. Se si toglie dall’albero un ramo carico di frutti prima che sia maturo, li vedremo appassire e poi morire. Così vengono mortificati i meriti di chi cade in peccato mortale. I meriti non sono più imputabili a chi li ha fatti finché resta in peccato. Inoltre chi è privo della grazia di Dio, anche se compie opere buone, non ha la capacità di meritare soprannaturalmente. Il tralcio separato dalla vite non serve a nulla, se non a essere gettato nel fuoco (cf Gv 15,6). Senza Dio non siamo capaci di compiere una sola opera a Lui gradita. San Paolo afferma che a chi è privo della carità o grazia non giovano a nulla le opere più grandi e meravigliose, fosse pure il parlare le lingue degli angeli e degli uomini, il dare i propri beni ai poveri, l’immolarsi gettandosi nel fuoco (cf 1Cor 13,1-14).
Il peccato mortale rende l’anima degna dell’inferno. Se il peccato, infatti, ci separa da Dio e ci priva della sua grazia, di conseguenza ci fa schiavi del demonio, soggetti all’impero del demonio, senza diritto ad altra eredità che quella del demonio stesso, cioè l’eterna dannazione.
Non è inutile, comunque, che il peccatore faccia opere buone. Deve farne, sia per non divenire peggiore omettendole e cadendo in nuovi peccati (ripetendo i peccati, aumentano le colpe, e si rafforzano le cattive abitudini, che, a loro volta, sono causa di nuovi peccati, sempre più numerosi); sia per disporsi con esse in qualche modo, alla conversione e al riacquisto della grazia di Dio (non negata da Dio a chi è ben disposto).
La Bibbia ci racconta che Raab, peccatrice e pagana, compì un’opera buona nascondendo nella sua casa i due esploratori ebrei, mandati a esplorare la terra promessa da Dio e cercati a morte dagli abitanti di Gerico. In premio di quest’opera buona, quando la città fu conquistata dagli ebrei, Raab ebbe salva la vita (cf Gs 2,1-22; 6,21-26).
La grazia di Dio perduta con il peccato mortale si riacquista con una buona Confessione sacramentale (cf CCC, nn. 1456, 1856), o col dolore perfetto (il vivo dispiacere dei peccati commessi, perché sono offesa di Dio nostro Padre infinitamente buono e amabile, e sono causa della Passione e Morte di Gesù), che libera dai peccati, sebbene resti l’obbligo di confessarli appena possibile (cf CCC, n. 1452). Insieme alla grazia, per somma misericordia di Dio, si riacquistano anche i meriti perduti con il peccato mortale. “
Cioe':
"L’anima in peccato mortale perde i meriti e non ha la capacità di acquistarne di nuovi. I meriti sono i frutti delle opere buone compiute in grazia di Dio."
"Chi è privo della carità o grazia non giovano a nulla le opere più grandi e meravigliose, fosse pure il parlare le lingue degli angeli e degli uomini, il dare i propri beni ai poveri, l’immolarsi gettandosi nel fuoco (cf 1Cor 13,1-14)."
Quindi la “ perdita' della carita' “ a cui si fa' riferimento nella catechesi e' la perdita di Gesu', di Dio, sorgente di ogni nostro atto d'amore. Se cosi' non fosse sarei illuso (Satana e' un esperto di illusioni) di poter donare un mio amore, un amore che viene da me. Non a caso in Deus Caritas Est il pontefice ricorda:
“http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/encyclicals/documents/hf_ben-xvi_enc_20051225_deus-caritas-est_it.html
Chi vuol donare amore, deve egli stesso riceverlo in dono. Certo, l'uomo può — come ci dice il Signore — diventare sorgente dalla quale sgorgano fiumi di acqua viva (cfr Gv 7, 37-38). Ma per divenire una tale sorgente, egli stesso deve bere, sempre di nuovo, a quella prima, originaria sorgente che è Gesù Cristo, dal cui cuore trafitto scaturisce l'amore di Dio (cfr Gv 19, 34).”
E allora io, misero essere umano non sono la sorgente dell'amore e quindi della carita' se non GRAZIE a Dio e in comunione con lui, in amicizia con lui, con Gesu' e con lo Spirito Santo.
-
domenica 25 novembre 2007
Iscriviti a:
Post (Atom)
Contatti
odo.ital.founder@gmail.com